Città Fluttuante

Il Labirinto - 1x07

L’indomani mattina i compagni si ritrovano nella piazza centrale della Città Fluttuante e con Olomar pianificano la prossima mossa. Oshan possiede casa a Riverfell, città sita sul Piano Materiale, e tutti sono intenzionati a recarsi nell’abitazione del lich, anche se inizialmente Marranzan cerca di convincere i compagni ad andare prima da Aule per chiedergli informazioni riguardo Oshan e i Katash. Nel mentre della discussione avviene un miraggio collettivo: ad ognuno degli avventurieri si offusca la vista ed appare un drago rosso con fauci spalancate. Tutti si spaventano, in particolar modo Alamir che per poco non sviene dalla paura, e chiedono consiglio ad Olomar, il quale fa capire che la vendetta di Tiamat verso il gruppo non tarderà ad arrivare. Successivamente si unisce alla squadra, in un ambiente di tiepidissimo entusiasmo, il paladino Andren, difensore della giustizia e persecutore dei non morti.

Raggiunto il portale e la Guida, si fanno teletrasportare a Riverfell: il party spunta in mezzo ad una strada, dove per poco viene investito da un carro guidato da un uomo bardato. I nostri gli chiedono informazioni (anche se lui non sembra essere molto ben disposto nei loro confronti) e un passaggio sul carro fino alla casa di Oshan, la qual cosa sembra far molto di più diminuire la disposizione dell’uomo nei confronti degli avventurieri, arrivando a minacciarli di morte qualora avessero continuato a “infastidirlo”. Né la diplomazia di Andren, né la magia di Alamir (una bacchetta del sonno), né la voce di Marual potranno far cambiare idea al guerriero, il quale sembra prendersela col paladino. Alla fine Zaitor e Marranzan sgattaiolando dietro alle spalle dell’uomo salgono sul carro e invitano il gruppo a salire e a fuggire. Tutti si portano rapidamente sopra al mezzo tranne Andren, che rimane a terra, e fuggono lasciando il conducente prima basito poi furioso: dopo un breve combattimento Andren, ferito mediamente, fugge in direzione del carro, e il suo avversario appresso a lui, spada in mano.

Nel mentre della corsa il gruppo si accorge (beata cecità) di essere a bordo di un carro merci con materiale magico al suo interno con un valore, approssimativamente, di 160.000 MO, e presi dalla cupidigia gli avventurieri decidono di tenere per loro il bottino fortuito. Nel mentre si dirigono a gran velocità verso la dimora di Oshan: essa è circondata da un’enorme siepe che forma un quadrato di 10.000 metri quadri, con un labirinto al suo interno. Una volta arrivati al cancello, Marranzan (alla guida dello sghangherato mezzo) circumnaviga il confine esterno della magione e si porta dietro ad essa; lì, prima che sopraggiunga l’uomo infuriato di prima, cercano di spartirsi la gran quantità di roba sul carro. Purtroppo per loro la merce è protetta da potenti incantesimi di difesa e dunque controvoglia devono abbandonare il tutto. Ritornano al cancello proprio quando Andren e il suo inseguitore sono in vista: con un balzo felino il paladino (ah ah, la rima!) si getta dentro insieme ai suoi nuovi compagni, e Marranzan e Orson si occupano dell’uomo lasciandolo immobilizzato e mezzo cieco. Fatto ciò i nostri chiudono il cancello e si portano all’interno del labirinto.

La struttura presenta un intricato disegno e il gruppo fa fatica ad avanzare fra illusioni (dei Katash insolenti cui Marranzan risponde in maniera ancora più sconcia), scontri con due gruppi di Katash, biforcazioni che portano a totale confusione e complesse trappole di fuoco che per poco non inceneriscono il party. Alla fine arrivano a un vicolo cieco che presenta uno specchio particolare: esso non riflette la loro immagine. Sopra vi è una scritta secondo cui lo specchio era magico e avrebbe soddisfatto i desideri di chi gli stava davanti. Orson tuttavia si accorge che ciò non corrisponde al vero e che in realtà lo specchio è un portale magico. Dopo minuti di indecisione e una prima ispezione di Talarun il gruppo si decide a oltrepassarlo, finendo apparentemente in un altra regione del labirinto, che presenta, come iniziale diversità, siepi rosse anziché verdi.

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Vereos

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